lunedì, agosto 31, 2009
Non meritavo tutto questo.
postato da: zibbo alle ore 18:52 |
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venerdì, giugno 26, 2009
Mare d'Irlanda2. [Mama said*]
È il sogno l'unico motivo che giustifica una vita.
Puoi inseguirlo o addormentarti alla sua ombra, puoi crederci o disperare, ma è la tentazione inesprimibile di tornare bambini a tenere la luce accesa.
E per chi è nato da una secolare lentezza il sogno non può che essere la velocità, non puoi non vedere il fascino di quelle curve sul Tarso se la tua infanzia è stata una pianura col ritmo delle vacche, se è l'odor di letame quel che tuo padre ti ha insegnato a scrollarti di dosso.
Vedi le auto sfilare e scopri che il mondo è fatto di curve, via le bugie che tramanda la cultura di una generazione, e poi giù per la rupe di un secolo continui ad inseguire ogni particolare di quel sogno di bambino.
Fino a che quello stesso bambino scopre che non è mai stato.
postato da: zibbo alle ore 16:59 |
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domenica, giugno 07, 2009
Mare d'Irlanda.
Ancora adesso, nelle terre di Carewall, tutti raccontano quel viaggio. Ognuno a modo suo. Tutti senza averlo mai visto. Ma non importa. Non smetteranno mai di raccontarlo. Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi.
E qualcuno - un padre, un amore, qualcuno - capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume - immaginarlo, inventarlo - e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.
Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno - un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.
Tutt'e due immobili, gli occhi fissi su quell'immensa distesa d'acqua. Da non crederci. Sul serio. Da rimanere li una vita, senza capirci niente, ma continuando a guardare. Il mare davanti, un lungo fiume alle spalle, la terra, alla fine, sotto i piedi.
E loro, li, immobili. Elisewin e Padre Pluche. Come un incantesimo. Senza neanche - un pensiero in testa, un pensiero vero, solo stupore. Meraviglia. Ed è dopo minuti e minuti - un'eternità - che Elisewin, finalmente, senza staccare gli occhi dal mare, dice:
- Ma poi, a un certo punto, finisce?
postato da: zibbo alle ore 17:05 |
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sabato, maggio 23, 2009
Un segreto è fare tutto come se vedessi solo il sole, e non qualcosa che non c'è.
postato da: zibbo alle ore 15:04 |
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n
mercoledì, maggio 13, 2009
Mi sento come la pioggia, poco prima che cada.
mercoledì, maggio 13, 2009
Mi sento come la pioggia, poco prima che cada.
postato da: zibbo alle ore 13:41 |
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mercoledì, maggio 13, 2009
Mi sento come la pioggia, poco prima che cada.
postato da: zibbo alle ore 13:40 |
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lunedì, aprile 20, 2009
Brividi.
Troppa sabbia nel cemento armato (si fa per dire). Stupore generale: chi l’avrebbe mai detto? In Abruzzo, poi, regione dotata di una classe politica così irreprensibile da aver avuto l’intera giunta arrestata nel ’93 (tutti assolti grazie all’abolizione del reato, tranne il presidente Salini, condannato per falso e dunque promosso deputato da FI e poi passato all’Udeur) e un altro governatore, Del Turco, arrestato l’anno scorso.
Ora i pm paventano infiltrazioni della camorra nella ricostruzione e il neogovernatore Chiodi s’indigna. Camorra in Abruzzo, ma quando mai? Bastava leggere un libro semiclandestino scritto da un ragazzo casalese, uscito tre anni fa. A pagina 236, nel capitolo «Cemento armato», il giovane scrittore scandisce il ritornello post-pasoliniano «Io lo so e ho le prove», poi butta lì: «Tutto nasce dal cemento, non esiste impero economico nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai… So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia… attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma… Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi…». Quel giovane scrittore si chiama Roberto Saviano. E il suo romanzo «Gomorra». Lo celebrano tutti. Purché, beninteso, nessuno lo legga.
postato da: zibbo alle ore 17:36 |
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domenica, aprile 12, 2009

ROMA - Era la sera dell’11 no vembre 2008. Il Senato era alle pre se con il decreto che avrebbe potu to salvare il dissestato Comune di Catania: per il sindaco Raffaele Stan canelli era questione di vita o di morte. Poteva allora il senatore Raf faele Stancanelli far mancare il proprio voto favorevole a un finanzia mento di 140 milioni per la città et nea? Non poteva. Votò a favore e si congratulò con se stesso esprimen do «soddisfazione» per com’era an data a finire. Perché il sindaco di Ca tania e il senatore del Popolo della libertà sono la medesima persona. Domanda legittima: come fa Stanca nelli a conciliare l’incarico parlamentare con quello, ancora più gra voso, di amministrare quella città di 313.110 abitanti nello stato in cui si trova? Non è semplice, come dice chiaramente il suo curriculum par lamentare di un anno. Un solo intervento in assemblea, il compito di re latore a un disegno di legge sulle pensioni dei militari, e nove dise gni di legge: ma li ha soltanto firma ti.
Eppure i due incarichi sarebbero incompatibili. Le norme attualmen te in vigore stabiliscono che chi oc cupa un seggio in Parlamento non possa fare il sindaco di una città con più di 20 mila abitanti, né il pre sidente di una giunta provinciale, né l’assessore, né il consigliere re gionale. Ma si tratta di norme che si prestano a varie interpretazioni, co sì è facilmente possibile aggirarle. Di fatto, l’unica incompatibilità ri spettata più o meno alla lettera è quella con gli incarichi nei consigli e nelle giunte regionali, grazie an che, al Senato, al limite tassativo di tre giorni per optare fra Parlamento e Regione che venne fissato dal pre sidente di palazzo Madama Renato Schifani e dal presidente della giun ta delle elezioni Marco Follini. Per il resto, tutti o quasi hanno fatto spal lucce. Anche di fronte al semplice buonsenso. Con il risultato che ora si contano 68 parlamentari che han no altri incarichi istituzionali. Una quarantina fra sindaci e vicesinda ci, e poi assessori, consiglieri comunali, consiglieri provinciali e perfi no due presidenti di giunte provin ciali: i deputati del Pdl Maria Teresa Armosino e Antonio Pepe, presiden ti delle Province di Asti e Foggia.
Di fronte a questa situazione sur reale, perché mai Stancanelli avreb be dovuto dimettersi? Tanto più se non l’hanno fatto nemmeno i suoi colleghi di Senato e di partito, Vin cenzo Nespoli a Antonio Azzollini, rispettivamente sindaci di Afragola e Molfetta, entrambe città con oltre 62 mila abitanti. Considerando pu re che Azzollini non è un senatore qualsiasi, ma addirittura il presiden te di una commissione permanente di palazzo Madama, la commissio ne Bilancio. In quella veste, a febbra io, ha sollecitato per iscritto il mini stro dell’Agricoltura, Luca Zaia, a mettere mano al portafoglio per da re sostegni al settore ittico. Per la gioia dei pescatori molfettesi.
Non che alla Camera non ci siano casi simili. Eletto contemporanea mente sindaco di Brescia (187.567 abitanti) e deputato, il 18 aprile del 2008 Adriano Paroli ha dichiarato: «Se sarà utile alla città, resterò sin daco e parlamentare». Così è stato. C’è da dire che anche come deputato del Pdl s’è dato piuttosto da fare. Ha presentato otto sue proposte di legge, fra cui una per istituire un ca sinò stagionale nei comuni di San Pellegrino Terme (Bergamo) e Gar done Riviera (Brescia). Il suo colle ga deputato Giulio Marini, invece, si è concentrato (legislativamente parlando) sul personale delle Came re di commercio dopo aver conqui stato insieme un seggio a Monteci torio e la poltrona di sindaco di Vi terbo (59.308 abitanti), sconfiggen do un altro parlamentare: il tesorie re diessino Ugo Sposetti.
I parlamentari che sono contem poraneamente sindaci di Comuni con oltre 20 mila abitanti sono cin que. Ma guidano un plotone di pri mi cittadini ben più numeroso, con siderando i centri più piccoli. Fra Camera e Senato se ne contano 36. Di ogni schieramento, ma moltissi mi della Lega Nord. Come per esem pio il sindaco di Pontida, il deputa to Pierguido Vanalli, e il primo cittadino di Varallo, Gianluca Buonan no, che si è reso protagonista nel l’estate del 2007 di una stravagante iniziativa: l’istituzione dell’assesso rato alla dieta, con premi in denaro pubblico fino a 500 euro per i citta dini che avessero perso cinque (le donne) o sei chili (gli uomini). Sen za trascurare il centrosinistra. Il se natore Claudio Molinari, eletto nel 2005 sindaco di Riva del Garda (15.693 abitanti), è approdato nel 2006 e nel 2008 in Senato, conser vando sempre lo scranno da primo cittadino con l’affermazione, risolu ta, che non lascerà in anticipo ri spetto alla scadenza naturale del 2010. C’è addirittura un senatore che somma all’incarico di parlamen tare e primo cittadino anche quello di governo: il ministro delle Infra strutture Altero Matteoli, sindaco di Orbetello, città di 14.607 abitan ti. Ci sono poi quattro vicesindaci: quelli di Roma (il senatore del Pdl Mauro Cutrufo), Milano (il deputa to dello stesso partito Riccardo De Corato), Lecce (la senatrice Adriana Poli Bortone) e Caravaggio (il leghi sta Ettore Pirovano). A questi si sa rebbe dovuta aggiungere, fino a qualche settimana fa, la senatrice Angela Maraventano, vicesindaco di Lampedusa alla quale a gennaio 2009 il sindaco Bernardino De Ru beis ha revocato le deleghe.
Non mancano gli assessori comu nali. Ce ne sono tre. Uno di loro è Vittoria D’Incecco, deputata del Par tito democratico, che amministra la sanità nella città di Pescara (116.286 abitanti). Restando nei Co muni, si contano altri 17 consiglieri comunali, alcuni dei quali in grandi città. Gian Luca Galletti (Udc) a Bo logna, Alessandro Naccarato (Pd) a Padova, Gaetano Porcino (Idv) a To rino, Gabriele Toccafondi (Pdl) a Fi renze) e Matteo Salvini, capogrup po leghista a palazzo Marino, Mila no. Caso singolare, quello del consi glio comunale di Borgomanero, in Provincia di Novara, che ospita ben due parlamentari donne: la deputa ta leghista Maria Piera Pastore, pre sidente del consiglio, e la senatrice democratica Franca Biondelli. Non meno singolare la situazione in cui si trova il deputato Armando Valli, detto Mandell, senatore della Lega Nord e componente di ben quattro commissioni parlamentari, consi gliere comunale del suo paese d’ori gine, Lezzeno, e anche consigliere della Provincia di Como.
Si dirà che sono cariche non in compatibili e che comunque la pre senza degli amministratori locali in Parlamento assicura il necessario le game con il territorio. Ma la questio ne è sempre la stessa: anche ammet tendo che amministrare un comu ne di 19.999 abitanti e uno di 20.001 siano due mestieri diversi, dove trovano il tempo?
Sergio Rizzo
12 aprile 2009 Leggi ancora...
postato da: zibbo alle ore 12:30 |
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sabato, aprile 11, 2009
DOPO I FUNERALI IN ABRUZZO
Quattro impegni da onorare
di Gian Antonio Stella
Questo nostro Pae se è in debito con Francesco, Ludovi ca, Andrea e gli al tri bambini sepolti ieri, con tutti quei padri e ma dri e nonni e fratelli, nella dura terra abruzzese. Deve onorare, mentre si asciu ga le lacrime di una ceri monia funebre che toglie va il fiato con quei giocat toli posati su piccole bare bianche, una serie di impe gni. Il primo, su cui ha già speso la sua parola il pre mier, è la massima traspa renza. Si sa come andò, purtroppo, in Irpinia. I co muni terremotati iniziali erano 36: diventarono 687. Le case distrutte o danneggiate poco più di 28 mila: diventarono 474.583.
Col risultato che quei soldi distribuiti dall'alto, a pioggia, per motivi mas sicciamente clientelari, fi nirono troppo spesso ai furbi e non ai bisognosi. Alla larga. Meglio il model lo voluto dai friulani: dele ga dello Stato alla Regio ne, della Regione ai Comu ni, dei Comuni alle fami glie. Un antipasto di fede ralismo che funzionò al punto che Manzano votò una delibera per dire: gra zie, ma non abbiamo avu to danni, concentrate gli aiuti dandoli a chi ne ha bi sogno.
Secondo impegno: mas sima semplicità burocrati ca. I terremotati dell'Um bria, nel '98, si ritrovaro no alle prese con testi da delirio: «Le graduatorie di cui al comma 1 sono for mate con l'utilizzazione degli indicatori di cui al l’art. 6, comma 4, lettera a), numeri 1, 2, 3...». Inac cettabile, per chi già ha perso tutto. Il che non vuol dire che a chi ha per so tutto, come è già suc cesso, sia consentito (in deroga) tutto. Le regole devono essere poche e chiare, ma regole: non un mattone, non una trave, non un coppo possono es sere più posati senza il ri spetto di criteri anti-sismi ci. Berlusconi è un uomo che ama le sfide temera rie? Eccone una: fare della ricostruzione dell'Abruzzo (e l'idea degli incentivi a chi adegua la propria casa ai criteri di sicurezza va in questo senso) un modello di come una catastrofe possa essere ribaltata in una formidabile occasione di rilancio, di risanamento di un territorio a rischio, di ottimismo. Di rinasci mento del patrimonio arti stico e architettonico.
Terzo impegno, ascoltare le popolazioni colpite. Come ricorda Luciano Di Sopra, che calcolò i danni e stese il piano di ricostruzione dopo il sisma, anche nel ’76 l’idea iniziale era di costruire «new town» tra Udine e Pordenone. E ci fu chi propose di coprire con una cupola le macerie del duomo di Venzone per farne un «monumento del ricordo» come le macerie di Gibellina erano state coperte da una colata di cemento bianco. La gente disse no, raccolse le 7650 pietre, le numerò e rimise in piedi il «suo» duomo: com’era e dov’era. L’antica Gemona, spendendo un 20% in più che a farla nuova, fu consolidata in chiave anti-sismica e i vecchi ci si riconoscono. Nella nuova Gibellina, costruita a 18 km di distanza su un acquitrino dei cugini Salvo, i vecchi maledicono le stramberie di calcestruzzo di chi ideò case e piazze metafisiche senza immaginare un Bar sport. Ultimo impegno: ricordare. Non tagliare del 30% i finanziamenti ai Vigili del fuoco appena si sarà posata la polvere del sisma, non accettare che le inchieste su certi crolli si trascinino all’infinito per finire in prescrizione, non rinviare mai più il varo di una legge che aiuti il rilancio dell’edilizia in un quadro di norme chiare, che non possono essere rigide o lassiste a seconda di come tira il vento. Questo è il rispetto per i morti di ieri: ricordarsene domani.
postato da: zibbo alle ore 15:03 |
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